Social network vietati ai minori: Bruxelles invita i Paesi europei ad aspettare un altro anno

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Bruxelles chiede all’Austria di rinviare di un anno l’entrata in vigore del suo progetto volto a vietare i social network ai minori, in attesa che si concluda l’esame europeo della normativa. La Commissione ritiene che regole nazionali diverse potrebbero essere difficili da applicare per le piattaforme. Vienna contesta questo rinvio e afferma di voler proteggere i giovani senza attendere, mentre altri Paesi europei potrebbero subire una pausa simile.

Perché la Commissione europea chiede più tempo

Prima di introdurre nuove regole riguardanti i servizi online, gli Stati membri devono trasmettere i loro progetti alla Commissione europea. Questa procedura consente a Bruxelles di esaminarne la compatibilità con il diritto dell’Unione e di valutare le possibili conseguenze per i servizi digitali che operano in più Paesi.

L’Austria ha inviato il suo progetto di legge alla Commissione a luglio. Tuttavia, l’esame europeo si è concluso solo dopo la presentazione del KIDS Act. Per il portavoce della Commissione, Thomas Regnier, è la data di conclusione di questo periodo di esame a determinare il calendario applicabile, non la data in cui il progetto austriaco è stato trasmesso.

Bruxelles ritiene che una successione di regole nazionali con soglie di età e modalità diverse potrebbe complicare il lavoro delle piattaforme. Se ogni Paese stabilisse i propri obblighi, le aziende dovrebbero adattare i loro servizi a diversi quadri giuridici. Thomas Regnier ha quindi sostenuto che un insieme di legislazioni divergenti sarebbe, a suo avviso, impossibile da applicare in modo coerente.

La vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, aveva avvertito il governo austriaco di questa difficoltà il giorno prima. L’avvertimento riguarda quindi sia il calendario del progetto sia le conseguenze che potrebbe avere un divieto nazionale adottato prima della conclusione dei lavori europei.

Vienna rifiuta di rinviare la protezione dei giovani

Il vicecancelliere austriaco Andreas Babler ha contestato con forza la richiesta di Bruxelles. A suo avviso, il rinvio è inaccettabile, perché l’obiettivo della legge è proteggere i bambini dai danni che associa all’uso quotidiano dei social network. Ha ritenuto che questa protezione non potesse essere rimandata.

Il governo austriaco intende comunque portare avanti il suo testo. Secondo la posizione presentata da Vienna, la legge entrerebbe in vigore al termine del periodo di sospensione di un anno. La richiesta europea non comporta quindi necessariamente l’abbandono del progetto, ma ne ritarderebbe l’applicazione e manterrebbe nel frattempo il quadro esistente.

Il dibattito riguarda anche la ripartizione delle competenze tra gli Stati e l’Unione europea. I governi nazionali vogliono intervenire di fronte ai rischi associati alle piattaforme, mentre la Commissione insiste sulla necessità di regole compatibili a livello europeo. Questa tensione spiega perché i calendari nazionali possano essere influenzati da una procedura di esame condotta a Bruxelles.

Diversi progetti nazionali interessati dall’esame europeo

L’Austria non è l’unico Paese in attesa di una decisione della Commissione. Anche l’Italia, la Slovenia e il Belgio hanno presentato progetti riguardanti l’accesso dei minori ai social network. Finché l’esame europeo di questi testi non sarà concluso, anche loro potrebbero essere soggetti a un rinvio analogo.

I calendari annunciati dai diversi governi restano quindi subordinati al parere di Bruxelles. Ogni progetto deve essere valutato secondo la procedura europea, anche se gli obiettivi nazionali possono essere simili. Le differenze nelle soglie di età, nell’ambito di applicazione o nei meccanismi di controllo potrebbero influire sul modo in cui queste misure si integrerebbero con le regole comuni.

Per chiarire le questioni relative alle soglie di età e al calendario delle misure nazionali, questo articolo ripercorre le piattaforme potenzialmente interessate e le date previste: quali piattaforme sarebbero interessate da un divieto dei social network per i minori di 15 anni e quando potrebbe entrare in vigore la misura.

La Grecia evita il rinvio

La situazione greca è diversa da quella dei Paesi i cui progetti sono ancora sottoposti all’esame di Bruxelles. Il Parlamento greco ha approvato un divieto rivolto ai minori di 15 anni, la cui applicazione è prevista a partire dal 1° gennaio 2027. Poiché l’esame europeo di questa legge si è concluso prima del 17 settembre, la misura non è interessata dal blocco annunciato nel caso austriaco.

Questa differenza sottolinea l’importanza dei tempi di notifica e di esame. Due Paesi possono voler introdurre restrizioni simili, ma il momento in cui si conclude la procedura europea può determinare se una legge possa essere applicata alla data prevista o se la sua entrata in vigore debba essere rinviata.

Il DSA resta il quadro di riferimento in attesa del KIDS Act

Interrogato sulla situazione dei giovani austriaci durante l’anno di rinvio, Thomas Regnier ha rimandato al regolamento sui servizi digitali, o DSA. Secondo il portavoce, Bruxelles continuerà a chiedere alle piattaforme di proteggere i minori in virtù di questo regolamento, già in vigore, in attesa dell’evoluzione del quadro europeo legato al KIDS Act.

Il DSA costituisce quindi il quadro applicabile mentre i progetti nazionali e le discussioni europee proseguono. Non equivale a un divieto generale di accesso basato sull’età: la Commissione lo cita piuttosto come il fondamento normativo su cui poggiano già alcuni obblighi di protezione degli utenti minorenni.

Le questioni relative alla responsabilità delle piattaforme sono oggetto di procedimenti anche al di fuori dell’Unione europea. A questo proposito, il dossier dedicato a la condanna di Meta nel Nuovo Messico, legata alla protezione dei minori sui social network, illustra le azioni intraprese contro le aziende del settore e i dibattiti sui loro obblighi nei confronti dei giovani.

Un eventuale divieto europeo non è previsto prima del 2028

Durante uno scambio con una giornalista dell’AFP è stata presa in considerazione l’ipotesi di un divieto a livello dell’Unione europea applicabile prima del 2028. La giornalista ha indicato che questa scadenza potrebbe essere ancora lontana anche se i negoziati procedessero rapidamente. Thomas Regnier non ha contestato questa stima.

Questo calendario lascia intravedere un periodo in cui le tutele potrebbero dipendere sia dal DSA sia dalle leggi nazionali già approvate o in preparazione. I progetti ancora esaminati da Bruxelles, come quelli di Austria, Italia, Slovenia e Belgio, non seguono necessariamente lo stesso percorso dei testi il cui esame è concluso.

I dibattiti sull’accesso ai contenuti digitali e sulle responsabilità dei servizi online riguardano anche altri settori. Per un esempio distinto relativo alla disponibilità di programmi audiovisivi, si vedano le ragioni del blocco di alcuni programmi su France TV durante il giorno. Questo tema non è legato ai progetti di divieto dei social network, ma si inserisce nel contesto più ampio delle regole che disciplinano l’accesso ai servizi e ai contenuti digitali.

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