Elezioni presidenziali in Brasile: l’IA crea false militanti pro-Bolsonaro

au brésil, des images générées par l’intelligence artificielle mettent en scène de fausses militantes pro-bolsonaro à l’approche de l’élection présidentielle.

A pochi giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, un video virale sembra mostrare una giovane donna bionda ballare accanto a Flavio Bolsonaro e invitare a votarlo. L’influencer, che accumula rapidamente centinaia di migliaia di follower, è però completamente fittizia: l’immagine di un politico conservatore è stata trasformata con l’intelligenza artificiale. Il caso illustra i rischi di manipolazione e furto d’identità, in un momento in cui i social network sono diventati uno dei principali terreni della campagna elettorale.

Il 17 ottobre 2026, durante un comizio di Flavio Bolsonaro, una sequenza diffusa sui social network comincia a essere condivisa in modo massiccio. Si vede una giovane donna bionda, vestita in modo succinto, ballare e cantare vicino al candidato. Sembra sostenere la sua campagna e, sul suo account Instagram, difende valori conservatori, esortando al contempo gli utenti a partecipare al voto. In breve tempo, il suo profilo supera i 500.000 follower.

Con l’avvicinarsi del secondo turno del 25 ottobre, la comparsa di questa attivista virtuale sembra inizialmente rappresentare un’efficace trovata pubblicitaria. Ma le verifiche condotte dall’influencer brasiliano Guga Figueiredo e dal media cileno FastCheck rivelano che la giovane donna, presentata con il nome di «Julia Berlli Cortez», non esiste. Il suo volto e il suo aspetto sono stati creati con strumenti di intelligenza artificiale.

Un uomo trasformato in un’influencer virtuale

Il video si basa tuttavia su immagini reali. La persona che balla accanto a Flavio Bolsonaro è effettivamente presente al comizio, ma non è una donna: è il deputato conservatore Nikolas Ferreira, sostenitore di Flavio Bolsonaro e, in precedenza, di suo padre Jair Bolsonaro. Gli strumenti di IA ne hanno modificato l’aspetto per rappresentarlo come una giovane donna bionda.

Questa trasformazione confonde i confini tra una scena autentica e un contenuto fabbricato. Il comizio si è effettivamente svolto e il deputato vi ha partecipato, ma la persona vista da milioni di utenti è una creazione digitale. Questa commistione di elementi veritieri e manipolazioni visive rende il video ancora più credibile e ne complica l’identificazione come contenuto ingannevole.

Il caso si inserisce in un contesto in cui la creazione di contenuti tramite IA diventa più accessibile e più difficile da rilevare. Safig si è già occupato della crescita di contenuti online potenzialmente prodotti da intelligenze artificiali, un’evoluzione che potrebbe trasformare profondamente la circolazione delle informazioni su Internet. Anche i video manipolati che mostrano Donald Trump e Volodymyr Zelensky in uno scontro immaginario illustrano quanto sia facile dare forma, con immagini realistiche, a eventi mai accaduti.

Una campagna elettorale segnata dalla battaglia delle immagini

La diffusione della falsa attivista avviene nel corso di una campagna particolarmente tesa. A pochi giorni dal voto, gli ultimi sondaggi indicano una competizione serrata tra il presidente di sinistra Lula e il suo avversario conservatore. I social network sono diventati uno spazio essenziale per raggiungere gli elettori, ma anche un luogo in cui voci, fotomontaggi e contenuti generati artificialmente circolano rapidamente.

I risultati del primo turno mostravano una differenza significativa tra elettrici ed elettori. Secondo un sondaggio dell’istituto Datafolha, Flavio Bolsonaro raccoglieva una quota di consenso femminile inferiore a quella di Lula: 35% contro 46%. Tra gli uomini, invece, era in testa, con il 44% contro il 39%. In questo contesto, la presenza online di una giovane donna che manifesta il proprio sostegno al candidato può contribuire a dare l’impressione che la sua campagna goda di un appoggio femminile più ampio.

HuffPost in spagnolo sottolinea che la scarsa presenza di donne ai comizi dell’estrema destra può incidere sull’immagine della campagna. L’aggiunta artificiale di attiviste nei video potrebbe quindi servire a modificarne la rappresentazione, anche se l’intento preciso dietro ogni pubblicazione va accertato caso per caso. Il video di «Julia Cortez» mostra così una folla e un sostegno che non corrispondono alla realtà della persona rappresentata.

Più profili e identità riutilizzate

Il primo video non è l’unico a mettere in scena questo personaggio fittizio. FastCheck ha individuato altri contenuti in cui «Julia Cortez» compare e risponde a domande sulla sua scelta di voto. L’account Instagram originale è stato nel frattempo eliminato da Meta, ma sono stati creati anche altri profili che ripropongono la stessa giovane donna bionda.

Questi account pongono una difficoltà particolare alle piattaforme: un’identità artificiale può essere riprodotta da un profilo all’altro, mentre i video e i messaggi continuano a circolare anche dopo la scomparsa di un account. L’eliminazione di una pagina, quindi, non garantisce che la diffusione si interrompa. Le stesse immagini possono essere ripubblicate, modificate o reintrodotte con un altro nome, talvolta prima che le verifiche riescano a raggiungere il pubblico iniziale.

I dibattiti sulla moderazione delle piattaforme e sulle loro responsabilità assumono maggiore importanza quando contenuti ingannevoli vengono diffusi su vasta scala. Le proposte volte a regolamentare più rigorosamente i social network, come quelle che sostengono la regolamentazione o addirittura la chiusura di Twitter, si inseriscono in questa riflessione sugli effetti della circolazione dei contenuti e sui danni che può provocare.

Un’operazione politica o una vetrina per contenuti pornografici?

La dimensione elettorale del caso non è l’unica ipotesi avanzata. Secondo HuffPost in spagnolo, la biografia dell’account Instagram associato a «Julia Cortez» rimandava a un canale a pagamento su Telegram, che contava oltre 150.000 follower. Il canale promuoveva contenuti pornografici anch’essi generati dall’intelligenza artificiale.

Questa scoperta invita a considerare una motivazione commerciale: l’immagine della falsa attivista potrebbe essere servita ad attirare follower dai social network verso contenuti a pagamento. La messa in scena politica potrebbe quindi essere al tempo stesso un mezzo per ottenere visibilità e uno strumento promozionale. Tuttavia, da sola non consente di stabilire chi abbia creato gli account né se le pubblicazioni avessero come obiettivo principale influenzare il voto.

Questa distinzione è importante in una campagna in cui le accuse di manipolazione circolano facilmente. Un contenuto può essere sfruttato per attirare traffico, generare entrate o far parlare di sé, senza che necessariamente vi sia un’organizzazione politica all’origine. Al contrario, la presenza di un interesse commerciale non esclude che un video possa avere un effetto politico, soprattutto quando viene presentato come la testimonianza autentica di un’elett rice.

Rivelazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nella campagna

Il caso arriva mentre alcune rivelazioni del media brasiliano The Intercept hanno portato alla luce un contratto attribuito a Flavio Bolsonaro e al suo partito con Elytron, un’azienda statunitense specializzata in cybersicurezza. Secondo le informazioni pubblicate, le spese supererebbero i 140.000 dollari e il sistema di IA in questione avrebbe dovuto consentire, tra le altre cose, di raccogliere dati su vasta scala e individuare gruppi di elettori.

I documenti farebbero riferimento anche a metodi come la diffusione di voci e false informazioni, la creazione di account falsi e tecniche di infiltrazione e guerra psicologica volte a screditare gli avversari. Questi elementi hanno alimentato interrogativi su un possibile legame tra pratiche di questo tipo e i video con attiviste fittizie. Tuttavia, non è stato accertato alcun collegamento tra l’account di «Julia Cortez» e il contratto.

Il team della campagna di Flavio Bolsonaro e l’azienda Elytron negano qualsiasi coinvolgimento in attività illegali. Affermano che non è stato dimostrato alcun legame diretto tra il loro lavoro e l’account della falsa influencer. Allo stato attuale, occorre quindi distinguere le informazioni riportate sul contratto dalle ipotesi sull’origine del video.

Le questioni di responsabilità legate ai sistemi di IA riguardano anche i modelli in grado di produrre testi, immagini e video a partire da semplici istruzioni. Le riflessioni sulle responsabilità etiche dei grandi modelli linguistici ricordano che le questioni non si limitano alla qualità delle risposte generate: riguardano anche la trasparenza, gli usi impropri e gli effetti dei contenuti generati nello spazio pubblico.

Il Brasile, terreno di osservazione dei contenuti elettorali generati dall’IA

La falsa «Julia Cortez» non è un caso isolato nella campagna brasiliana. Il quotidiano Folha de São Paulo ha riportato le dichiarazioni di Bruno Lewicki, responsabile delle politiche pubbliche di OpenAI in America Latina, che descriveva il Brasile come un possibile caso di studio per l’uso dell’intelligenza artificiale durante le elezioni.

Anche altri personaggi artificiali hanno raggiunto un vasto pubblico. Tra questi c’è «Dona Maria», una pensionata afro-brasiliana immaginata da un autista di VTC e presentata come una fervente critica del Partito dei Lavoratori di Lula. Sono circolate anche false immagini che mostravano una lavoratrice afro-brasiliana mentre cancellava graffiti ostili a Jair Bolsonaro in una stazione della metropolitana di San Paolo.

Questi esempi ricorrono a personaggi e situazioni che possono sembrare familiari. Possono dare l’impressione che un’opinione politica sia spontanea, che un evento sia stato osservato sul campo o che un gruppo sociale esprima ampiamente una determinata posizione. Quando queste rappresentazioni sono fabbricate, possono contribuire a plasmare la percezione di una campagna senza che gli utenti dispongano subito degli elementi necessari per verificarle.

Individuare le manipolazioni in un flusso di immagini realistiche

La diffusione di video sempre più realistici rende essenziale la verifica, soprattutto quando un contenuto viene condiviso con una forte carica emotiva o presentato come prova decisiva. È utile risalire all’origine di una sequenza, confrontare le immagini con altre riprese dello stesso evento e consultare media specializzati nel fact-checking. Nel caso di «Julia Cortez», le ricerche hanno permesso di ritrovare la persona reale il cui aspetto era stato trasformato.

Anche le piattaforme devono fare i conti con la velocità di diffusione di questi contenuti. Avvisi o segnalazioni possono arrivare quando i video sono già stati visti e ricondivisi da un numero molto elevato di utenti. I dibattiti sulla regolamentazione dei social network si intrecciano così con quelli sugli obblighi di trasparenza degli strumenti di IA, sulla tempestività della moderazione e sulla tutela delle persone la cui immagine viene utilizzata senza il loro consenso.

Gli usi controversi dell’IA non si limitano ai periodi elettorali. I dibattiti sui sistemi implementati da figure come Elon Musk, in particolare dopo alcuni commenti sulla guerra a Gaza che hanno suscitato forti reazioni, dimostrano che anche le scelte di progettazione e moderazione possono diventare questioni di interesse pubblico. Rafforzano la necessità di esaminare chi controlla gli strumenti, quali regole ne disciplinano il funzionamento e come vengono diffusi i contenuti prodotti.

Una campagna in cui la disinformazione diventa una questione politica

Nel corso della campagna, entrambi gli schieramenti hanno avviato procedimenti giudiziari contro l’avversario, adducendo in particolare abusi di potere. In questo clima di scontro, i contenuti digitali possono alimentare le accuse, rafforzare la sfiducia e spostare il dibattito dai programmi dei candidati all’autenticità delle immagini che circolano.

Il caso dell’attivista fittizia mette in luce diversi rischi al tempo stesso: il furto d’identità, la fabbricazione di sostegno politico, la monetizzazione di contenuti artificiali e la difficoltà di risalire alle persone che li hanno prodotti. Ricorda inoltre che un video può combinare elementi reali e fittizi e che un’elevata popolarità online non costituisce una prova di autenticità.

Per le democrazie che si confrontano con campagne elettorali fortemente digitalizzate, il voto brasiliano offre un’anticipazione concreta delle sfide future. La circolazione di contenuti fabbricati con l’IA supera i confini nazionali e può ispirare nuove forme di comunicazione politica o commerciale. A pochi mesi dalle prossime elezioni presidenziali francesi, queste pratiche alimentano già interrogativi sulla trasparenza delle campagne, sulla responsabilità delle piattaforme e sulla capacità degli elettori di riconoscere le immagini manipolate.

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