Una stessa poesia è stata iscritta 26 volte nella blockchain di Bitcoin, un fenomeno che incuriosisce i ricercatori di Galaxy Research. In assenza di prove sull’identità del mittente o sulle sue intenzioni, sono state prese in considerazione diverse spiegazioni: un’attività gonfiata artificialmente, un test informatico configurato male o l’intervento di un agente di intelligenza artificiale. La frequenza delle pubblicazioni potrebbe aiutare a determinare se sono automatizzate, senza tuttavia rivelare da sola quale meccanismo viene utilizzato.
La ripetizione dello stesso testo nei dati di Bitcoin ha attirato l’attenzione di Galaxy Research. La poesia è consultabile nella blockchain, in particolare nel blocco 971 914. Poiché le iscrizioni vi sono conservate in modo permanente, nessuna delle sue copie può essere cancellata una volta integrata nella catena.
I ricercatori non hanno tuttavia identificato la persona all’origine delle pubblicazioni né stabilito il loro obiettivo. In assenza di elementi decisivi, avanzano diverse ipotesi. Queste piste spaziano dalla manipolazione del numero di depositi mostrati da una piattaforma all’utilizzo di un portafoglio affidato a un software autonomo.
Depositi che potrebbero essere gonfiati artificialmente
Una prima spiegazione presa in considerazione sarebbe un’operazione volta ad aumentare artificialmente il volume dei depositi mostrato da una piattaforma. Movimenti finanziari ripetuti tra diversi conti potrebbero dare l’impressione di un’attività più consistente di quella reale, soprattutto se i trasferimenti avanti e indietro costano pochissimo.
In questo scenario, la ripetizione della poesia potrebbe essere legata a una strategia di facciata o a transazioni generate nell’ambito di questi movimenti. Le informazioni disponibili non consentono tuttavia di confermare che la piattaforma menzionata esista, né che le iscrizioni siano state create a tale scopo. Si tratta di un’ipotesi formulata dai ricercatori, non di una spiegazione dimostrata.
Un test informatico inviato sulla rete reale
Un’altra possibilità sarebbe quella di un test automatizzato lasciato in funzione da uno sviluppatore. Uno script progettato per effettuare delle prove potrebbe aver continuato a generare transazioni dopo essere stato avviato, scrivendo sulla rete Bitcoin principale anziché in un ambiente di test.
Un errore del genere potrebbe spiegare la ripetizione senza presupporre un’intenzione particolare dietro ogni pubblicazione. Un programma configurato per eseguire operazioni a intervalli regolari può ripetere più volte la stessa azione. Ma, anche in questo caso, i ricercatori non dispongono di prove che consentano di stabilire che all’origine della poesia vi sia effettivamente uno script di test.
L’ipotesi di un portafoglio affidato a un’intelligenza artificiale
La pista che Galaxy Research presenta come la più insolita è quella di un agente IA autonomo dotato di un portafoglio Bitcoin. Una persona potrebbe aver affidato a questo agente la capacità di effettuare transazioni e avergli chiesto di eseguirne, senza specificare con sufficiente precisione i limiti da rispettare.
Esistono già strumenti in grado di spostare fondi su richiesta. Alla fine di maggio, Coinbase ha lanciato il suo Agentic Wallet, che consente a un agente di effettuare trasferimenti o pagamenti dal conto del suo proprietario sulla base di un’istruzione scritta. L’esistenza di questo tipo di funzionalità rende lo scenario tecnologicamente plausibile, ma non dimostra che in questo caso sia stato utilizzato un agente di questo tipo.
Interpellato da Paperjam sulla responsabilità in caso di errore, un portavoce di Coinbase ha dichiarato che i clienti sono «responsabili di ciò che chiedono ai loro agenti di fare». Questo avvertimento sottolinea l’importanza delle istruzioni e dei parametri assegnati a questi software. Se un agente è configurato male o è autorizzato a improvvisare, potrebbe ripetere un’operazione molte volte senza che il suo proprietario se ne accorga subito.
Un’automazione possibile, ma non ancora attribuita
La ripetizione del testo può far sospettare un’automazione, ma non consente di distinguere uno script tradizionale da un sistema basato sull’intelligenza artificiale. Entrambi possono produrre azioni ripetute e le iscrizioni visibili nella blockchain non bastano, da sole, a identificare il software o la persona che le ha avviate.
I ricercatori hanno tuttavia proposto un modo semplice per mettere alla prova l’ipotesi di un processo automatico: osservare quando compare una nuova copia e confrontare le commissioni associate alle precedenti. Secondo i loro calcoli, se il mittente mantenesse lo stesso ritmo, la 27ª copia dovrebbe essere pubblicata circa 14 ore dopo la 26ª, con commissioni inferiori di 222 satoshi.
La frequenza delle iscrizioni come indizio
Una pubblicazione all’ora così prevista rafforzerebbe l’ipotesi dell’automazione. Non permetterebbe tuttavia di determinare se il meccanismo sia un semplice programma, un test dimenticato o un agente IA. Un’osservazione occasionale può indicare una regolarità, ma non rivela necessariamente l’origine o l’intenzione dell’attività.
Anche le commissioni sono un elemento da tenere d’occhio, poiché fanno parte delle previsioni elaborate dai ricercatori. La ripetizione dello stesso testo, la frequenza delle iscrizioni e l’andamento dei costi potrebbero fornire ulteriori indizi. Resterebbero tuttavia indizi, non prove dirette dell’identità del mittente o del funzionamento del sistema utilizzato.
La poesia resta, da parte sua, accessibile a chiunque consulti i dati della blockchain. Le sue copie sono ormai integrate in un registro progettato per conservare le transazioni nel tempo, il che significa che resteranno visibili anche se il presunto autore non si farà avanti. La prossima iscrizione, se avverrà al ritmo calcolato, potrebbe quindi chiarire quanto sia regolare l’operazione, senza dirimere le diverse ipotesi avanzate da Galaxy Research.







