Le banche statunitensi cercano di riconquistare un ruolo centrale nel mercato dei dollari digitali. Lanciando depositi tokenizzati remunerati e protetti dall’assicurazione federale, SoFi e altri istituti propongono un’alternativa alle stablecoin come USDC. Questi prodotti combinano alcuni vantaggi delle blockchain con i servizi bancari tradizionali, ma la loro circolazione resta più regolamentata rispetto a quella dei token liberamente trasferibili.
SoFi punta su un deposito bancario tokenizzato remunerato
Il 22 ottobre, SoFi ha annunciato il lancio di SoFi Earn, indicato anche con il simbolo SOFIE. La banca presenta questo prodotto come un deposito bancario tokenizzato destinato ai privati, il primo del genere offerto da una banca nazionale statunitense. Il suo funzionamento si basa su una rappresentazione digitale dei fondi depositati presso SoFi Bank.
Ogni unità di SOFIE corrisponde a un dollaro detenuto su un conto bancario. Il prodotto offre un rendimento annuo variabile annunciato del 4,40 %. I depositi beneficiano inoltre della copertura della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), fino a un massimo di 250.000 dollari e nel rispetto delle condizioni e dei limiti applicabili.
Il lancio di SOFIE avverrà gradualmente fino a novembre. I titolari potranno convertire i propri token alla pari in SoFiUSD, la stablecoin della banca, per effettuare trasferimenti su blockchain. Questa conversione distingue il deposito tokenizzato da una stablecoin classica: i due asset non offrono necessariamente le stesse possibilità di trasferimento né le stesse tutele.
Perché le banche tokenizzano i depositi
La tokenizzazione consiste nel rappresentare un asset o un credito sotto forma di token digitale registrato su una blockchain. Nel caso di un deposito tokenizzato, il token rimanda a fondi registrati nei libri contabili della banca. L’obiettivo è consentire alcune operazioni digitali — come trasferimenti o regolamenti — mantenendo al contempo il deposito nell’ambito di un quadro bancario tradizionale.
Per gli istituti, questo approccio può riunire due caratteristiche ricercate dalle aziende e dagli utenti: la rapidità delle transazioni su blockchain e il rapporto bancario esistente. I pagamenti programmabili e i trasferimenti potenzialmente disponibili in ogni momento potrebbero interessare in particolare le società che devono movimentare liquidità al di fuori dei consueti orari bancari.
La blockchain, tuttavia, non si limita a questi impieghi finanziari. Il dibattito sulla sua evoluzione riguarda anche le sue infrastrutture, le sue applicazioni e i suoi modelli di sicurezza. A questo proposito, Vitalik Buterin parla dell’evoluzione di Ethereum oltre la sua funzione iniziale di blockchain, mentre i rischi legati all’innovazione digitale restano un tema di attenzione nell’ecosistema crypto.
Una strategia già adottata da diversi grandi istituti
JPMorgan, Citi e Wells Fargo sviluppano le proprie soluzioni
SoFi non è l’unica banca statunitense a esplorare la tokenizzazione dei depositi. Nel novembre 2025 JPMorgan ha lanciato JPM Coin (JPMD), un token che rappresenta depositi in dollari e destinato a una clientela istituzionale. Il prodotto può essere utilizzato su Base, una blockchain sviluppata nell’ambito dell’ecosistema Ethereum.
Anche Citi sta lavorando a servizi di depositi tokenizzati destinati alle aziende. Da parte sua, Wells Fargo ha annunciato nell’agosto 2026 una soluzione che permette ai propri clienti aziendali di trasferire fondi ed effettuare regolamenti a qualsiasi ora. Queste iniziative dimostrano che diverse banche stanno valutando come le infrastrutture blockchain possano integrare le loro reti di pagamento.
Le loro offerte non si rivolgono tutte allo stesso pubblico. Alcune puntano innanzitutto alle grandi aziende e agli istituti finanziari, per i quali la gestione della tesoreria e il regolamento delle transazioni rappresentano questioni operative importanti. Il prodotto di SoFi si distingue per essere rivolto ai privati e per la remunerazione annunciata sui depositi tokenizzati.
Mantenere la liquidità nell’ecosistema bancario
Offrendo i propri asset digitali, le banche cercano in particolare di evitare che i fondi dei loro clienti confluiscano presso emittenti di stablecoin o piattaforme crypto. Il deposito tokenizzato mantiene un legame diretto con l’istituto bancario: quest’ultimo conserva il rapporto con il cliente e può integrare il prodotto nei servizi esistenti.
Questa evoluzione si inserisce in una competizione più ampia per attrarre la liquidità digitale. Le reti blockchain, le stablecoin e le soluzioni bancarie tokenizzate si contendono gli impieghi legati a pagamenti, trasferimenti e regolamenti. Un’analisi di Foresight Ventures descrive la concorrenza tra blockchain specializzate per attrarre un importante mercato di liquidità.
Anche le scelte infrastrutturali avranno un peso in questa competizione. Emittenti e istituzioni possono privilegiare reti diverse a seconda dei costi, della velocità, della disponibilità degli strumenti o delle caratteristiche di sicurezza. BNB Chain occupa così un posto di rilievo nell’ecosistema crypto, insieme ad altre reti utilizzate per le applicazioni e gli scambi di asset digitali.
Un quadro normativo distinto da quello delle stablecoin
La remunerazione, un possibile vantaggio dei depositi tokenizzati
Il contesto normativo statunitense contribuisce a differenziare i due modelli. Il GENIUS Act vieta agli emittenti di stablecoin di pagare direttamente interessi ai titolari dei loro token. Questa restrizione non si applica nello stesso modo ai depositi bancari tokenizzati, che rientrano in un quadro giuridico diverso quando rappresentano fondi custoditi presso una banca.
Gli istituti possono quindi mettere in evidenza prodotti remunerati come SOFIE, facendo leva sul proprio status bancario e sulle norme applicabili ai depositi. La copertura FDIC rappresenta un elemento distintivo per i clienti idonei, ma non va assimilata a una garanzia generale relativa a tutti gli asset digitali. Dipende dallo status dei fondi, dalla loro custodia e dai limiti normativi.
Le stablecoin, al contrario, si basano generalmente sulla promessa di mantenere un valore stabile rispetto a una valuta come il dollaro, con riserve detenute secondo il modello di ciascun emittente. A determinate condizioni, le piattaforme crypto possono offrire ricompense ai propri clienti, ma queste non equivalgono necessariamente agli interessi bancari né sono accompagnate dalle stesse tutele.
Limiti rispetto a USDC e alle stablecoin che circolano sulle blockchain pubbliche
La circolazione di SOFIE resta regolamentata
Nonostante il rendimento e lo status bancario, SOFIE non funziona come una stablecoin liberamente trasferibile su una blockchain pubblica. Per inviare fondi a un wallet esterno, l’utente deve prima convertire i propri token in SoFiUSD. Questo passaggio può modificare le caratteristiche dell’asset detenuto: la stablecoin della banca non beneficia automaticamente del rendimento associato al deposito tokenizzato né della stessa protezione FDIC.
Questa differenza è importante per chi desidera utilizzare un asset digitale su più applicazioni. Le stablecoin come USDC possono essere integrate in piattaforme di scambio, protocolli di finanza decentralizzata o strumenti di pagamento compatibili. I depositi tokenizzati delle banche, invece, sono ancora spesso progettati per ambienti e percorsi definiti dai rispettivi emittenti.
La capacità di un asset di passare da una rete all’altra dipende anche dalle infrastrutture di trasferimento e dalla loro sicurezza. Gli incidenti che coinvolgono i protocolli bridge ricordano che la circolazione tra diverse blockchain può comportare rischi operativi. Un caso recente è descritto in questo articolo sulla sospensione di Allbridge Core dopo un attacco informatico che ha causato il furto di oltre un milione di dollari.
Una rivalità che dipenderà dagli utilizzi
I depositi tokenizzati e le stablecoin rispondono a esigenze in parte sovrapposte, ma non identiche. Un cliente può preferire un deposito bancario per mantenere un legame con un istituto regolamentato e accedere a un rendimento. Un’azienda o un utente della finanza decentralizzata può invece cercare una stablecoin facilmente trasferibile e supportata da numerosi servizi.
Per le banche, la sfida consiste nel rendere i propri asset tokenizzati abbastanza pratici da poter competere con le soluzioni già adottate nel mondo crypto. Ciò richiede di chiarire le condizioni di conversione, gli eventuali costi, le reti compatibili e le tutele associate a ciascun passaggio. La gestione delle identità, degli accessi e degli strumenti automatizzati rientra anch’essa tra le questioni di sicurezza del settore, come evidenzia l’analisi di Fidelity Digital Assets sui rischi legati all’utilizzo di agenti di intelligenza artificiale nel settore delle criptovalute.
La crescente diffusione di questi prodotti segna un’evoluzione del ruolo delle banche nell’economia digitale. Dopo aver a lungo lasciato alle aziende crypto il compito di sviluppare i propri dollari digitali, gli istituti statunitensi cercano ora di offrire asset tokenizzati direttamente collegati ai propri conti, con regole bancarie e possibilità di trasferimento ispirate alle blockchain.







