Di fronte alla rapida espansione dell’intelligenza artificiale, Norvegia, Canada, Finlandia e altri paesi chiedono regole comuni e un monitoraggio internazionale. Questa iniziativa diplomatica si sta sviluppando senza il sostegno degli Stati Uniti, che per il momento rifiutano un dispositivo mondiale vincolante, mentre le loro aziende occupano una posizione dominante nel settore.
Intelligenza artificiale: una coalizione occidentale vuole fissare regole comuni, senza gli Stati Uniti
Uno scambio tra leader all’origine di un’iniziativa diplomatica
Il progetto è nato da una conversazione informale tra il Primo Ministro norvegese, Jonas Gahr Store, e il suo omologo canadese, Mark Carney. I due leader si scambiavano regolarmente opinioni quando Store gli ha chiesto se il Canada sarebbe disposto a unirsi a un gruppo di paesi occidentali che desiderano riflettere su nuove regole internazionali per l’intelligenza artificiale. Secondo il leader norvegese, la risposta canadese è arrivata in pochi minuti: Ottawa era pronto a partecipare.
Questo adesione si inserisce in una dinamica diplomatica più ampia. Il controllo dei rischi legati all’IA era anche all’ordine del giorno di un incontro tra Mark Carney e il presidente francese Emmanuel Macron, organizzato il 20 settembre a Saint-Pierre e Miquelon. A seguito di ciò, il Canada ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di esaminare le questioni di sicurezza associate a questa tecnologia.
Qualche giorno dopo, Jonas Gahr Store e il presidente finlandese Alexander Stubb hanno pubblicato una dichiarazione congiunta firmata da 22 paesi. In essa chiedono di rafforzare il monitoraggio internazionale e ricordano che l’intelligenza artificiale deve rimanere sotto la direzione, la supervisione e il controllo degli esseri umani. La loro proposta include in particolare la creazione di un meccanismo globale di monitoraggio dell’evoluzione dell’IA.
Regole comuni per una tecnologia senza confini
Per i governi coinvolti, gli effetti dell’intelligenza artificiale superano ormai i confini nazionali. I sistemi di IA possono essere sviluppati in un paese, utilizzati in un altro e avere conseguenze a livello globale. Questa interdipendenza alimenta l’idea che una risposta limitata alle legislazioni nazionali rischia di non essere sufficiente per prevenire gli usi più pericolosi.
La questione richiama, con le differenze proprie di ciascun contesto, gli sforzi internazionali intrapresi dopo la Seconda guerra mondiale per ridurre i rischi associati alle armi nucleari. L’analogia sottolinea l’ambizione di costruire principi condivisi attorno a una tecnologia strategica. Tuttavia, non significa che le due situazioni siano identiche: l’IA è una tecnologia versatile, sviluppata e implementata da attori pubblici e privati in molti settori.
I rischi e le questioni di governance variano quindi a seconda degli usi. Nel campo della salute, ad esempio, l’intelligenza artificiale può supportare la ricerca e le pratiche mediche, sollevando nel contempo questioni di affidabilità e di controllo umano, come esplora questo articolo sull’IA in medicina, tra potenziale e vigilanza.
Le preoccupazioni riguardano anche gli usi dell’IA per produrre o modificare immagini e contenuti. Le trasformazioni possibili dei mestieri dell’immagine, dai modelli ai grafici, illustrano le ripercussioni economiche e professionali di questi strumenti, descritte in questo dossier dedicato alla ricreazione di volti e all’evoluzione dei mestieri creativi.
Washington riluttante a un inquadramento internazionale vincolante
Una potenza di primo piano opposta a regole mondiali
La principale difficoltà per i sostenitori di una governance comune è la posizione degli Stati Uniti. Il paese ospita alcune delle più grandi aziende del settore e dispone di un ecosistema centrale per la ricerca e lo sviluppo di modelli avanzati. L’intelligenza artificiale è diventata anche un motore di crescita e un fattore chiave di valorizzazione per le grandi società tecnologiche americane.
Nonostante questo peso, Washington appare poco favorevole alla creazione di un quadro internazionale vincolante. Jonas Gahr Store ha descritto un contrasto tra i governi desiderosi di assumersi responsabilità collettive e quelli che privilegiano la competizione strategica. Ha criticato in particolare l’idea che la priorità debba essere quella di superare la Cina piuttosto che negoziare salvaguardie comuni.
Durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 22 settembre, Donald Trump ha respinto l’idea di un dispositivo internazionale volto a regolamentare l’intelligenza artificiale. Questa opposizione complica i dibattiti: gli Stati Uniti figurano tra le principali potenze che progettano i modelli più avanzati e influenzano fortemente la loro diffusione in tutto il mondo.
La Cina rappresenta l’altro attore principale la cui assenza sarebbe problematica. Gli esperti stimano che un accordo negoziato senza le due grandi potenze dell’IA potrebbe rimanere largamente simbolico. James Lewis, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano che ha lavorato sulla cybersicurezza durante l’amministrazione Obama, sottolinea che sarebbe difficile limitare le conseguenze di usi militari o pericolosi se i principali produttori di questa tecnologia non partecipano ai negoziati.
Questa difficoltà riguarda anche il rapporto di forza tra paesi che utilizzano gli strumenti di IA e paesi che ospitano le aziende e i laboratori più influenti. I governi più attivi negli appelli alla regolamentazione sono spesso quelli che dipendono da tecnologie sviluppate altrove. Una coalizione senza i principali poli di ricerca potrebbe quindi contribuire a fissare principi, ma potrebbe faticare a renderli applicabili agli attori che plasmano il settore.
Le sfide economiche e finanziarie della regolamentazione
Il dibattito sulle regole dell’IA va oltre il solo quadro diplomatico, poiché le scelte normative possono influire sull’innovazione, sulla concorrenza e sui mercati. Anche le istituzioni finanziarie si interrogano sui rischi e sulle trasformazioni legati all’automazione e ai nuovi strumenti di intelligenza artificiale, come mostra questo articolo su come Wall Street percepisce l’IA come una nuova sfida.
Per gli Stati, la difficoltà consiste nel definire garanzie che limitino gli usi a rischio senza impedire le applicazioni ritenute benefiche. Una norma internazionale potrebbe riguardare la trasparenza, le valutazioni di sicurezza, la responsabilità degli sviluppatori o le condizioni di implementazione di alcuni sistemi. Resta da stabilire chi sarebbe responsabile di verificare il rispetto di queste regole e quali mezzi sarebbero disponibili in caso di violazione.
Anche le aziende tecnologiche chiedono una governance condivisa
OpenAI e Anthropic sostengono una coordinazione internazionale
Le richieste di una migliore coordinazione non provengono solo dai governi. Alcune aziende che sono alla base dei modelli di IA più avanzati sostengono anche l’idea che la governance non debba essere lasciata esclusivamente alle società tecnologiche. Il 23 settembre, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha sostenuto davanti all’ONU una partecipazione più ampia alle decisioni che determinano il futuro dell’intelligenza artificiale.
Ha affermato che, sebbene l’IA debba essere democratica, le decisioni più importanti non possono essere prese solo da laboratori privati concentrati nella regione di San Francisco. Questa posizione mette in evidenza una questione centrale: come coinvolgere governi, esperti indipendenti, aziende e cittadini nella formulazione delle regole, senza affidare tutto il potere decisionale agli attori che sviluppano i sistemi?
Dario Amodei, a capo di Anthropic, ha anche presentato al Consiglio di sicurezza dell’ONU proposte relative alla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Tra le proposte discusse figura il divieto internazionale di alcuni usi che potrebbero facilitare la progettazione di armi biologiche. Una tale proposta illustra la volontà di definire limiti precisi per le applicazioni ritenute particolarmente sensibili.
Gli usi dell’intelligenza artificiale sollevano parallelamente questioni di diritti individuali e di controllo democratico. In Europa, un’iniziativa presentata come che fornisce ai cittadini un potere senza precedenti e anonimo sul controllo dell’IA mostra che il dibattito riguarda anche il ruolo del pubblico nella governance di questi strumenti: i cittadini europei e il loro potere sull’intelligenza artificiale.
Un’idea di organo di controllo già discussa nel settore
La creazione di una struttura incaricata di monitorare i rischi legati all’IA era già stata evocata prima degli attuali appelli a una coalizione internazionale. A luglio, Demis Hassabis, allora amministratore delegato e ora presidente di Google DeepMind, aveva avanzato l’idea di un organismo finanziato dalle aziende del settore. Il suo consiglio avrebbe riunito specialisti indipendenti e rappresentanti dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.
Il modello proposto si ispirava alla Finra, un ente americano che svolge determinate funzioni di regolamentazione nel settore finanziario. Il progetto aveva suscitato interesse in alcuni ambienti economici, ma è stato successivamente accantonato dopo l’opposizione di diverse figure importanti della tecnologia, tra cui Mark Zuckerberg, Jensen Huang ed Elon Musk, nei confronti di Donald Trump.
Questa esperienza mette in luce le divergenze interne al settore. Alcune aziende vedono in una coordinazione delle garanzie di sicurezza e legittimità; altre temono che un controllo esterno possa limitare la loro libertà d’azione. Il dibattito riguarda quindi tanto il contenuto delle norme quanto l’identità delle istituzioni che le elaboreranno e le faranno rispettare.
Una coalizione di fronte ai rischi di sicurezza e agli usi malevoli
La sicurezza dell’IA al centro dei dibattiti internazionali
La richiesta canadese indirizzata al Consiglio di sicurezza dell’ONU testimonia la volontà di inserire l’intelligenza artificiale nei dibattiti internazionali sulla sicurezza. I governi sono particolarmente preoccupati per la possibilità che sistemi avanzati facilitino operazioni malevole, rafforzino capacità militari o rendano più accessibili alcune conoscenze sensibili.
I rischi non si limitano alle applicazioni militari. Gli strumenti di IA possono essere associati anche alla creazione di contenuti ingannevoli, a violazioni della privacy o a forme di violenza su persone. Le notizie recente su un attacco incendiario contro l’abitazione di Sam Altman ricordano, senza stabilire un legame diretto tra un atto e le discussioni normative, che anche i leader del settore possono essere esposti a minacce: il caso relativo all’attacco contro l’abitazione del dirigente di OpenAI.
Per i promotori di un quadro comune, la questione consiste nel distinguere i rischi che possono essere regolati con norme nazionali da quelli che richiedono una cooperazione tra paesi. I sistemi digitali circolano rapidamente e i modelli possono essere riutilizzati in contesti diversi. Un monitoraggio internazionale potrebbe facilitare lo scambio di informazioni, il monitoraggio dei progressi tecnici e l’identificazione di pratiche che presentano pericoli transfrontalieri.
La partecipazione delle grandi potenze, una questione decisiva
La coalizione guidata da Norvegia, Canada, Finlandia e i loro partner può contribuire a strutturare il dibattito e far emergere principi comuni. Tuttavia, l’efficacia di un accordo dipenderebbe in larga misura dall’adesione dei paesi che sviluppano e implementano una parte significativa dei sistemi di intelligenza artificiale. L’assenza degli Stati Uniti e della Cina limiterebbe la portata di qualsiasi misura nei confronti dei principali attori del settore.
Standard elaborati senza queste potenze potrebbero comunque influenzare le pratiche di altri paesi e le aspettative delle organizzazioni internazionali. Potrebbero anche costituire una base per discussioni future, chiarendo gli obiettivi perseguiti e i meccanismi di monitoraggio desiderati. Resta da stabilire se queste regole sarebbero volontarie, integrate nelle legislazioni nazionali o collegate a impegni internazionali più formali.
Per il momento, le iniziative diplomatiche si moltiplicano, le aziende presentano le proprie proposte e i governi cercano di definire il proprio ruolo nella supervisione dell’IA. Il dibattito, a lungo concentrato nei circoli tecnici ed economici, si sta ora installando al centro degli scambi tra i leader e all’interno delle istituzioni internazionali.







