Di fronte all’uso crescente dei social media e ai loro potenziali impatti sui giovani, molti paesi in tutto il mondo stanno attuando restrizioni per limitare o vietare l’accesso ai minorenni. Queste misure mirano principalmente a proteggere i bambini e adolescenti dai pericoli associati alle piattaforme digitali.
Azioni a livello globale
Più di venti paesi si stanno già mobilitando per vietare l’accesso ai social media ai giovani di meno di 15 o 16 anni. Tra di essi, l’Australia ha recentemente annunciato un divieto che entrerà in vigore entro la fine del 2025, mirando specificamente ai giovani di questa fascia di età. Tuttavia, questo quadro legislativo sembra essere aggirato dai giovani, come suggeriscono i dati rivelati lo scorso agosto.
In Brasile, è stata adottata una legislazione a marzo che impone alle piattaforme di collegare i conti degli utenti di meno di 16 anni a quelli dei loro genitori e di verificare sistematicamente l’età degli utenti. Questo riflette una tendenza globale a rafforzare il controllo parentale sui comportamenti online dei giovani.
Esempi di regolamenti rigorosi
In Cina, l’accesso dei minorenni ai social media è rigorosamente regolato dal 2019, e si applicano anche restrizioni orarie per i giochi online. Questa misura è stata ampliata nel 2023 per coprire i social media e le piattaforme di streaming, mostrando così un approccio rigoroso del governo cinese nella gestione di internet.
L’Indonesia e la Malaysia hanno anche preso la stessa iniziativa, vietando l’accesso ai social media a chi ha meno di 16 anni, in vigore da marzo e giugno 2023 rispettivamente. Questi paesi si uniscono così a un elenco crescente di nazioni che riconoscono i rischi associati all’uso precoce e inappropriato dei social media.
Iniziative in corso in Europa
Nell’Unione Europea, diversi paesi stanno intraprendendo misure simili. Il governo greco, ad esempio, ha annunciato di voler vietare l’accesso ai minorenni di meno di 15 anni a partire da gennaio 2027. I paesi come l’Austria e la Slovenia stanno anche preparando progetti di legge per limitare l’accesso ai social media in base all’età.
In Germania, una commissione di esperti ha suggerito una restrizione graduale in base all’età o limitazioni specifiche a seconda delle piattaforme, mentre in Svezia è in fase di discussione una proposta di divieto dei social per i minorenni di meno di 15 anni. Questo clima normativo rafforza l’idea che i governi stiano prendendo sempre più sul serio la protezione dei giovani nel mondo digitale.
Risposte varie in tutto il mondo
In Canada, è stata proposta una legge per fissare a 16 anni l’età minima per accedere ai social media, mentre nel Regno Unito, attualmente è previsto di vietare l’accesso a queste piattaforme per i minorenni di meno di 16 anni entro la primavera del 2027. Queste iniziative testimoniano un consenso globale sulla necessità di proteggere i giovani dai pericoli dei social media.
Nonostante questi sforzi, l’attuazione delle normative rimane una sfida. In Francia, la legge recentemente proposta per vietare i social media ai minorenni di meno di 15 anni è stata censurata dal Consiglio costituzionale, influenzando così il panorama legislativo in fase di sviluppo. Il presidente Emmanuel Macron ha promesso una nuova legislazione “giuridicamente robusta” entro la primavera del 2027.
Impatti delle decisioni politiche
Alcune misure, come quelle già attuate in Australia, mostrano risultati promettenti in termini di protezione dei giovani di fronte a un uso irresponsabile dei social media. I governi cercano non solo di limitare l’accesso, ma anche di ridurre le funzionalità addictive delle piattaforme, per favorire un ambiente online più sano per gli adolescenti. Il dibattito sulla regolamentazione dell’accesso dei minorenni ai social media è solo all’inizio.
Per ulteriori informazioni su questi divieti, sono disponibili due articoli: Vietare i social media ai minorenni di meno di 15 anni: un ritorno alla preistoria digitale? e Il Senato si appresta a dibattere il divieto dei social media per i minorenni di meno di 15 anni. Le misure avviate da diversi paesi potrebbero indicare la strada verso una gestione più attenta dell’accesso ai social media per le generazioni future.






