Durante il suo primo giorno in Francia, Papa Leone XIV ha posto l’intelligenza artificiale al centro di un discorso pronunciato all’Élysée di fronte a Emmanuel Macron. Ha avvertito sul rischio che una società sedotta dalle promesse delle macchine sacrifichi l’autonomia umana, la diversità delle coscienze e la capacità di discernimento. Dalla concentrazione del potere tecnologico alla protezione dei giovani, il suo intervento invita a regolare questa trasformazione attraverso una riflessione etica e una governance collettiva.
All’Élysée, un avvertimento sul posto dell’umano
Arrivato in Francia poche ore prima, Leone XIV ha dedicato una parte della sua visita a una questione che attraversa ormai i dibattiti politici, economici e sociali: quale posto dare all’intelligenza artificiale nelle società umane? Davanti al presidente della Repubblica, il sovrano pontefice ha messo in guardia contro un futuro in cui l’abbondanza delle tecnologie farebbe dimenticare ciò che distingue e protegge la persona.
Il suo intervento non riguardava solo le prestazioni degli strumenti digitali. Il Papa ha piuttosto interrogato le scelte di società che accompagnano il loro sviluppo: chi li concepisce, chi li controlla e a quali fini vengono utilizzati? Ha invitato a non lasciare che le macchine definiscano da sole le priorità collettive né a ridurre gli individui a dati, profili o risultati calcolati.
Per Leone XIV, il rischio è quello di considerare un progresso senza limiti un universo tecnologico che prometterebbe comfort, rapidità ed efficienza, ma potrebbe anche plasmare i comportamenti e le decisioni. Ha così insistito sulla necessità di ripristinare la persona umana al centro di ogni riflessione dedicata all’IA.
Il discernimento di fronte al «paradiso delle macchine»
Il Papa ha ripreso una formula associata allo scrittore Georges Bernanos per esprimere la sua paura di un mondo in cui la crescente presenza delle macchine finirebbe per alterare l’umanità. Questo avvertimento mira in particolare a una cultura dell’efficacia che rischia di mettere la rapidità e la redditività prima della libertà, della responsabilità e del giudizio personale.
Di fronte a sistemi capaci di produrre testi, raccomandare contenuti o automatizzare compiti, il discernimento etico diventa, secondo lui, una necessità. Non si tratta di respingere ogni innovazione, ma di sviluppare le conoscenze e i riferimenti che permettano di valutarne gli effetti. La questione è anche capire se le persone mantengano la possibilità di comprendere gli strumenti, di contestare le loro decisioni e di scegliere il modo in cui intervengono nella loro vita.
Questa preoccupazione si collega alle domande sollevate dall’adozione rapida di queste tecnologie. In Francia, l’interesse per i servizi di intelligenza artificiale ha toccato una parte significativa della popolazione, con un utilizzo particolarmente marcato tra i giovani, come racconta questo articolo su l’esplorazione dei servizi di IA da parte dei francesi. Questa diffusione rinforza la questione dell’educazione: utilizzare questi strumenti implica anche comprendere i loro limiti e le loro conseguenze.
Preservare la libertà e la diversità delle coscienze
Leone XIV ha difeso l’idea che una società libera non deve cercare di uniformare i pensieri. Essa deve, al contrario, preservare la diversità delle coscienze, incoraggiare il dialogo e impedire che tecnologie potenti diventino strumenti di controllo. Questa vigilanza riguarda tanto la loro concezione quanto il loro dispiegamento nelle istituzioni, nelle imprese e nei servizi quotidiani.
I sistemi algoritmici possono influenzare le informazioni a cui ciascuno accede, le scelte che gli vengono proposte e le decisioni prese su di lui. Pertanto, il loro funzionamento non è una questione esclusivamente tecnica. Le regole che li circoscrivono, la trasparenza dei loro usi e la possibilità di chiedere responsabilità ai loro responsabili rientrano anche nelle scelte democratiche.
La vita culturale illustra anche la diversità degli usi possibili. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di creazione o collaborazione, sollevando al contempo questioni sul posto degli artisti e sulla stessa natura dell’opera. Il film Oedipus, King of IA, realizzato con la partecipazione di un’intelligenza artificiale, offre un esempio concreto di queste nuove forme di produzione.
Una trasformazione che va oltre la semplice innovazione tecnica
La riflessione del Papa si inserisce in una tradizione più antica della dottrina sociale della Chiesa. Il suo nome pontificale ricorda Leone XIII, autore a fine Ottocento di un testo fondamentale sui cambiamenti del lavoro e del capitale durante la rivoluzione industriale. Secondo François Mabille, direttore dell’Osservatorio geopolitico del religioso, Leone XIV considera l’IA come una trasformazione profonda, paragonabile nella sua ampiezza ai cambiamenti provocati dall’industrializzazione.
In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non può essere trattata come una semplice novità commerciale. Essa trasforma le attività professionali, la circolazione delle informazioni e i rapporti di potere. I guadagni di produttività che promette sollevano una questione centrale: chi beneficerà della ricchezza prodotta, e chi avrà il potere di decidere sul suo utilizzo?
Gli investimenti annunciati in questo settore rafforzano questo interrogativo. Paolo Benanti, consigliere del Vaticano sulle questioni di intelligenza artificiale, ha citato somme considerevoli impegnate dalle più grandi aziende tecnologiche. Una tale concentrazione di mezzi finanziari e capacità di calcolo può accrescere l’influenza di un numero limitato di attori, mentre gli Stati e i cittadini faticano a influenzare le decisioni prese.
Concentrazione del potere e governance internazionale
Il controllo dei dati, delle infrastrutture digitali e della potenza informatica rappresenta una questione strategica. Se queste risorse sono detenute da alcune aziende o governi, possono esercitare un’influenza determinante sullo sviluppo degli strumenti e sulle condizioni del loro accesso. Il Vaticano si preoccupa in particolare delle applicazioni militari dell’IA e delle possibilità di sorveglianza di massa che potrebbe facilitare.
Leone XIV esorta affinché i dibattiti etici non rimangano semplici dichiarazioni di principio. Il Vaticano ha istituito una commissione interdisciplinare incaricata di lavorare sulle sue posizioni in materia di intelligenza artificiale. Questa iniziativa si aggiunge agli scambi condotti con accademici e responsabili del settore tecnologico, con l’obiettivo di anticipare le conseguenze sociali e politiche di questi sistemi.
Paolo Benanti ha anche menzionato la possibilità di creare un tribunale internazionale per l’intelligenza artificiale. Questa proposta testimonia la difficoltà di regolare tecnologie che attraversano le frontiere e le cui decisioni possono influenzare popolazioni lontane dai loro progettisti. Essa pone anche la questione dei meccanismi in grado di garantire una responsabilità comune e di limitare le pratiche abusive.
Proteggere i bambini e sostenere l’apprendimento
Durante la sua visita, il Papa si è recato all’Unesco, dove ha insistito sulla protezione dei bambini e dei giovani. Gli strumenti digitali devono, secondo lui, sostenere il loro sviluppo e la loro istruzione senza ridurre la loro libertà di pensare. La loro vulnerabilità non può giustificare il loro sfruttamento, che si tratti di una raccolta eccessiva di dati, di un’esposizione a contenuti inadeguati o di una dipendenza dai servizi digitali.
La questione dell’apprendimento è particolarmente delicata. Gli assistenti automatizzati possono aiutare a cercare informazioni o a svolgere determinati esercizi, ma il loro uso non deve far scomparire l’impegno nella comprensione, la curiosità e la capacità di verificare le risposte. Si pongono così interrogativi sul posto futuro del sapere e sul rischio che l’apprendimento umano venga relegato dietro gli strumenti che forniscono risultati immediati, come approfondisce questa riflessione su il futuro dell’apprendimento umano all’era dell’IA.
Il direttore generale dell’Unesco, Khaled el-Enany, ha presentato l’organizzazione come un luogo di riflessione sulle regole che consentono alle società di comprendere e dominare l’intelligenza artificiale. Ha difeso una tecnologia accessibile ed equa, destinata a servire le popolazioni piuttosto che a sostituirsi all’intelligenza umana, della quale deve rispettare la primazia.
Mettere l’umano al centro delle scelte tecnologiche
Gli avvertimenti del Papa si inseriscono in un dibattito più ampio sulla relazione tra l’essere umano e le macchine. L’IA può migliorare alcune attività e aprire nuovi usi, ma può anche alimentare la paura della sostituzione, offuscare le responsabilità o rendere gli individui dipendenti da sistemi opachi. Il tema è al centro dell’episodio 90 di Minutes Intelligence Artificielle, dedicato all’umano di fronte alla minaccia della sostituzione.
Questa riflessione riguarda anche il modo in cui le società valorizzano il tempo, il lavoro e l’efficienza. In un altro ambito, l’articolo sull’agricoltura e la celebrazione della lentezza esplora un approccio che invita a non misurare il progresso unicamente in base alla velocità di produzione. Essa fa eco alla critica di un modello in cui l’accelerazione tecnica potrebbe diventare un fine in sé.
Chiedendo un discernimento etico, la protezione delle libertà e una governance più ampia, Leone XIV cerca di far riconoscere che l’intelligenza artificiale implica delle scelte collettive. La questione non è solo sapere cosa possono compiere le macchine, ma determinare i limiti che le società desiderano fissare e i diritti che vogliono preservare di fronte al loro sviluppo.







