Gaza: in tre anni, i bombardamenti avrebbero raggiunto una potenza equivalente a 15 volte quella di Hiroshima

en trois ans, les bombardements sur gaza auraient représenté une puissance équivalente à quinze fois celle de la bombe d’hiroshima.

Le immagini satellitari di Gaza diffuse online mostrano la portata delle distruzioni accumulate dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023. Circola una cifra per misurare l’intensità dei bombardamenti: sul territorio sarebbero state sganciate quasi 223.000 tonnellate di munizioni, una quantità presentata come equivalente a quindici volte la potenza della bomba atomica utilizzata a Hiroshima. Questo confronto si basa tuttavia su stime e va interpretato con cautela, poiché il peso delle munizioni convenzionali non è direttamente paragonabile all’energia liberata da un’arma nucleare.

Immagini satellitari che rendono visibili le distruzioni

Da diversi giorni, gli utenti dei social media condividono immagini satellitari di Gaza, in particolare quelle accessibili tramite i servizi cartografici di Google. Confrontate con le immagini scattate prima della guerra, mostrano vaste aree danneggiate: edifici distrutti o danneggiati, quartieri gravemente colpiti e paesaggi urbani profondamente trasformati dai bombardamenti.

Queste immagini permettono di constatare i cambiamenti su scala cittadina, ma da sole non bastano a misurare con precisione i danni né a stabilirne tutte le cause. Le immagini possono essere state scattate in date diverse, in condizioni variabili, e l’aspetto di un’area non sempre fornisce informazioni sulle condizioni interne degli edifici. Offrono comunque uno scorcio impressionante dell’entità delle distruzioni.

Secondo una stima delle Nazioni Unite citata nelle pubblicazioni sull’argomento, circa l’80% degli edifici di Gaza sarebbe stato distrutto o danneggiato in seguito ai bombardamenti israeliani iniziati dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. La cifra comprende quindi situazioni diverse: costruzioni rase completamente al suolo, ma anche edifici colpiti e diventati inabitabili o che necessitano di importanti riparazioni.

Una stima di diverse centinaia di migliaia di tonnellate

La cifra di 223.000 tonnellate di bombe è attribuita al Gaza Government Media Office, un organismo amministrato da Hamas. Questa provenienza impone cautela: il numero non è una misurazione indipendente verificata in modo esaustivo e le modalità del suo calcolo non consentono di considerarlo un dato incontestabile.

Michel Goya, ex colonnello delle truppe di marina e storico, ritiene tuttavia plausibile l’ordine di grandezza. Le stime da lui menzionate si collocherebbero tra le 150.000 e le 220.000 tonnellate di munizioni sganciate. Lo scarto tra questo intervallo e le 223.000 tonnellate indicate dall’ufficio stampa illustra la difficoltà di stabilire un bilancio esatto in piena guerra, in un territorio sottoposto a distruzioni massicce e dove le informazioni disponibili possono essere parziali.

I dati sulla massa delle bombe non vanno confusi con una misurazione diretta della potenza esplosiva. Il peso totale dipende dal tipo di munizione, dalle sue dimensioni e dalla percentuale di esplosivo che contiene. Due bombe della stessa massa possono quindi liberare quantità di energia diverse, mentre gli effetti al suolo variano ulteriormente a seconda del loro impiego e del luogo dell’impatto.

Che cosa significa il confronto con Hiroshima?

Un’equivalenza che dipende dalle unità utilizzate

Le pubblicazioni virali mettono a confronto le tonnellate di bombe sganciate a Gaza con la potenza delle armi nucleari utilizzate nel 1945 contro Hiroshima e Nagasaki. Parlano di una quantità equivalente a quindici volte «Little Boy», la bomba americana sganciata su Hiroshima, o a dodici volte «Fat Man», utilizzata tre giorni dopo contro Nagasaki.

Questa formula vuole fornire un ordine di grandezza d’impatto, ma può prestarsi a fraintendimenti. La massa totale delle munizioni convenzionali sganciate nell’arco di diversi anni non equivale alla potenza esplosiva di una singola bomba nucleare. Per stabilire un confronto fisico rigoroso, sarebbe necessario conoscere la quantità di esplosivo contenuta in ciascuna munizione, la sua natura e l’energia effettivamente liberata. Occorre inoltre distinguere un accumulo di attacchi distribuiti nel tempo e nello spazio da una singola esplosione nucleare.

Il confronto non significa quindi che Gaza abbia subito un’esplosione paragonabile a quella di Hiroshima, né che gli effetti siano identici. Mette in relazione stime delle quantità di esplosivi secondo un metodo che deve essere esplicitato. Inoltre, le conseguenze umane, urbane e ambientali di un’arma nucleare sono legate a fenomeni specifici, in particolare alle radiazioni, che non si confondono con quelli dei bombardamenti convenzionali.

I dati possono comunque contribuire a rendere percepibile la portata delle operazioni militari, a condizione di precisare che cosa misurano. Una stima del tonnellaggio può dare un’indicazione sul volume di munizioni utilizzate; da sola, non descrive la distribuzione degli attacchi, l’intensità di ciascuna esplosione né l’insieme dei danni provocati alle infrastrutture e alla popolazione.

Distruzioni massicce, ma confronti difficili

La quantità di bombe non riassume l’impatto sulla città

La distruzione di un quartiere dipende da numerosi fattori: la potenza e il tipo delle armi, la frequenza degli attacchi, la densità degli edifici, la resistenza delle costruzioni e la vicinanza delle esplosioni. Gli effetti non sono dunque uniformi. La stessa quantità di munizioni può provocare danni molto diversi a seconda di come viene impiegata e delle caratteristiche delle aree colpite.

La guerra a Gaza ha colpito anche le reti e le strutture essenziali. Gli edifici residenziali sono solo una parte del bilancio: sono stati colpiti anche i servizi sanitari, le vie di comunicazione, le reti idriche ed elettriche e altre infrastrutture. Questi danni possono prolungare le conseguenze dei bombardamenti ben oltre la fine degli attacchi, complicando i soccorsi, gli spostamenti e il ritorno a una vita quotidiana normale.

Le immagini satellitari documentano la trasformazione del territorio, ma vanno messe in relazione con altre fonti: valutazioni delle organizzazioni internazionali, rilevamenti sul campo, dati sulle infrastrutture e testimonianze. Per seguire gli elementi pubblicati sui bombardamenti israeliani a Gaza, è disponibile anche una sintesi in questo articolo dedicato agli attacchi e alle loro conseguenze.

Il ruolo delle fonti e delle stime

Durante un conflitto, i bilanci numerici cambiano man mano che vengono raccolte nuove informazioni. Alcuni dati provengono dalle autorità locali, altri da organizzazioni internazionali o da esperti militari. Non sempre si basano sugli stessi metodi e le condizioni di accesso al territorio possono limitare le verifiche. È quindi utile distinguere i dati confermati da più fonti dalle stime avanzate da un solo organismo.

La cifra di 223.000 tonnellate va quindi presentata come una stima attribuita al Gaza Government Media Office, e non come un dato definitivamente confermato. L’intervallo tra 150.000 e 220.000 tonnellate menzionato da Michel Goya fornisce un elemento di contesto, senza eliminare le incertezze legate al calcolo. La vicinanza degli ordini di grandezza non costituisce, da sola, una convalida completa del metodo utilizzato.

La distruzione di Gaza City è oggetto anche di descrizioni e analisi che riguardano l’evoluzione del paesaggio urbano. Un ulteriore approfondimento su questa evoluzione è presentato in questo articolo dedicato a Gaza City e alle distruzioni che colpiscono la città. Questi resoconti completano le immagini satellitari, collocando i danni nel tempo e nel contesto delle offensive successive.

Un confronto storico da trattare con cautela

Il riferimento a Hiroshima e Nagasaki ricorre spesso quando si tratta di descrivere distruzioni di portata eccezionale. Ha una forte valenza simbolica, ma può anche ricondurre realtà diverse a un’unica misura. Hiroshima e Nagasaki furono colpite ciascuna da un’arma nucleare, mentre le distruzioni a Gaza sono il risultato di una successione di bombardamenti convenzionali protratti nel tempo.

Anche alcuni esponenti giapponesi hanno reagito a questi confronti. Il sindaco di Nagasaki ha in particolare menzionato la portata delle distruzioni a Gaza, una presa di posizione che testimonia la rilevanza internazionale della questione. Ciò non significa tuttavia che le due situazioni storiche siano identiche: il contesto militare, le armi impiegate e le conseguenze immediate sono diversi.

La formula «quindici volte Hiroshima» può dunque servire da scorciatoia per evocare una stima dell’energia esplosiva cumulata, ma non va interpretata come un’equivalenza complessiva tra i due eventi. Non permette neppure di dedurre automaticamente il numero delle vittime o il livello esatto dei danni. Questi aspetti richiedono dati distinti e metodi di confronto adeguati.

Che cosa consentono — e non consentono — di stabilire i dati

Le stime disponibili convergono nel delineare un volume molto elevato di munizioni utilizzate a Gaza, sebbene il loro valore esatto resti oggetto di discussione. Si aggiungono alle constatazioni delle Nazioni Unite sulle distruzioni massicce e a quanto è visibile nelle immagini satellitari. Per comprendere la portata del disastro, occorre considerare insieme questi elementi, distinguendo al contempo le osservazioni, i dati numerici e i confronti storici.

Il numero di tonnellate menzionato non descrive da solo l’intera guerra. Non fornisce informazioni precise sull’ubicazione di ciascun attacco, sulla natura degli obiettivi, sui danni causati da ogni munizione o sugli effetti a lungo termine sulla popolazione. Questi limiti non cancellano la portata delle distruzioni documentate, ma invitano a presentare i dati indicandone la fonte, il grado di incertezza e il significato esatto del confronto proposto.

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