Maggie Gyllenhaal rinuncia all’uso dell’IA per il suo prossimo film dedicato a Marilyn Monroe

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Durante la 83a Mostra del Cinema di Venezia, Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria, ha annunciato la sua decisione di rinunciare all’uso dell’intelligenza artificiale per il suo cortometraggio ispirato alla vita di Marilyn Monroe. Descrivendo problemi di qualità, ha condiviso la sua esperienza sulle sfide incontrate durante la produzione, in particolare legate alla trasformazione digitale dell’attrice iconica. Questa scelta solleva domande sul futuro del cinema nell’era dell’IA.

Maggie Gyllenhaal e il suo progetto cinematografico

Il film realizzato da Gyllenhaal, intitolato Flesh Impact, della durata di 17 minuti, esplora una visione alternativa di Marilyn Monroe, immaginata come una donna di 100 anni. Questo progetto fa parte della selezione ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia e rappresenta un approccio audace alla morte di un’icona degli anni ’50. Tuttavia, la regista ha subito capito che gli strumenti di intelligenza artificiale proposti per questo progetto non corrispondevano alle sue aspettative creative.

Le limitazioni delle tecnologie IA nel cinema

Gyllenhaal ha spiegato come la pressione di alcuni committenti l’abbia spinta a considerare l’IA come un modo per risparmiare tempo e denaro. Ha accennato durante una discussione a Venezia che gli editori di software offrono soluzioni basate su contenuti sotto licenza, il che solleva dilemmi etici e artistici. Nonostante queste promesse, ha riconosciuto che la qualità delle produzioni generate dall’IA era insufficiente, portando a una messa in discussione del processo creativo e al rifiuto di diversi tentativi riguardanti il volto di Monroe.

Una scelta ispirata dall’emozione

Nella sua ricerca di catturare l’essenza di Marilyn Monroe, Gyllenhaal ha dovuto affrontare la difficoltà di realizzare immagini realistiche e toccanti. Ha sottolineato che il risultato finale ottenuto con l’attrice Dakota Johnson, che interpreta Monroe, era nettamente più toccante e umano di tutto ciò che aveva potuto generare con le tecnologie di IA. Questa alternativa sottolinea quanto la sensibilità umana rimanga insostituibile nell’arte cinematografica.

Le preoccupazioni attorno all’IA nell’industria cinematografica

La testimonianza di Gyllenhaal mette in luce alcune delle crescenti preoccupazioni riguardo all’uso delle IA nel cinema, compresa la paura di perdite di posti di lavoro tra attori e tecnici. Le implicazioni etiche di una tale tecnologia, in particolare il rischio di appropriazione delle immagini e delle personalità, sono al centro del dibattito. Altre figure influenti, come George Clooney, hanno espresso il loro pessimismo riguardo alle conseguenze dell’IA sul futuro del settore.

Reazioni degli esperti e degli attori del cinema

Ai margini della Mostra, Meredith Whittaker, dirigente dell’applicazione Signal, ha messo in guardia contro un uso dell’IA dominato da alcuni miliardari, esortando il pubblico a rimanere vigile di fronte all’euforia tecnologica. Durante questo evento, si sono tenuti discorsi vivaci attorno al potenziale distruttivo degli strumenti di IA nel mondo artistico, mentre Alberto Barbera, direttore del festival, ha ammesso i pericoli senza però cadere nel pessimismo.

L’evoluzione delle produzioni cinematografiche

Paradossalmente, altri progetti continuano a emergere, illustrando come l’IA possa anche aprire nuove vie creative. Un documentario italiano intitolato Be Brave, ad esempio, è stato interamente realizzato grazie a strumenti di intelligenza artificiale e sarà presentato durante questa edizione del festival. Ciò sottolinea le diverse approcci all’interno dell’industria, mettendo in evidenza le tensioni tra innovazione tecnologica e tradizione artistica.

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