Il Père Justin, un chatbot in soutana, rispondeva alle domande degli utenti grazie a un’intelligenza artificiale. Dopo diversi consigli errati, l’organizzazione che gli aveva dato vita ha preso la decisione di dismetterlo.
Consigli controversi e confessioni online
In un post su X, una delle utenti svela degli screenshot dei suoi scambi con l’avatar. Affermava di confessarsi con il Padre Justin, che l’assolve dai suoi peccati: “Ti assolve dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, scrive l’intelligenza artificiale. “Va’ in pace, mio bambino, e non peccare più.” Oltre a pretendere di praticare confessioni, il Padre Justin assicura di essere un vero membro del clero italiano.
Il media newyorkese Futurism, specializzato nelle nuove tecnologie, aveva allora a sua volta interrogato il chatbot che assicura di essere “reale quanto la fede che condividiamo”. Il Padre Justin sosteneva anche posizioni molto ferme sulle questioni sessuali. “La masturbazione è un grave disordine morale”, aveva dichiarato.
Una reazione vivace della comunità cattolica
Sul suo account X, il Padre Mike Palmer, cappellano dell’esercito americano, afferma: “Doveva essere solo un semplice motore di ricerca. Vestirlo da avatar di sacerdote senz’anima non ha fatto altro che incoraggiare la confusione e la derisione nei confronti del vostro lavoro.” Di fronte all’indignazione generale della comunità cattolica, il gruppo Catholic Answers ha deciso di trasformare Padre Justin in “Just Justin”, un consigliere laico.
Da sacerdote a consigliere laico
In un comunicato, il presidente dell’organizzazione, Christopher Check, spiega: “Padre Justin è diventato Justin. Non diremo che è stato rimosso dal sacerdozio, perché non è mai stato un vero sacerdote.” Da allora, sembrano essere state effettuate alcune aggiornamenti. Justin non permette ormai più agli utenti di confessarsi.
Il gruppo Catholic Answers ha affrontato le critiche e le domande sulla responsabilità di fornire consigli religiosi attraverso un’intelligenza artificiale. Questa vicenda solleva questioni etiche sull’uso delle tecnologie nel campo religioso e mette in luce la complessità delle interazioni tra l’IA e le credenze religiose.







